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Abbiamo pensato di mettere insieme diversi chiarimenti contenuti in interpelli rilasciati dall'Agenzia delle Entrate sul credito di imposta per investimenti nel Mezzogiorno, noto anche come bonus Sud. Di seguito puoi legger 

Il Sud e la Coesione territoriale: cosa c'è nel dl rilancio per il Mezzogiorno

Prorogato dalla Legge di Bilancio 2020, il bonus Sud consiste in un credito di imposta a favore delle imprese che, a decorrere dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2020, effettuano l'acquisizione, anche mediante contratto di locazione finanziaria, di beni strumentali nuovi, in particolare macchinari, impianti e attrezzature varie, facenti parte di un progetto di investimento iniziale e destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo.

I beni sono connessi alla centrale

Gli investimenti in macchinari informatizzati accedono al bonus Sud, anche se i beni sono utilizzati al di fuori della zona agevolata dove è ubicato lo stabilimento centrale, in quanto hanno comunque la finalità di incrementare la capacità produttiva e l'efficienza dello stesso stabilimento.

È questa la sintesi della risposta n. 252 del 6 agosto 2020, con la quale l’Agenzia garantisce alla società istante la possibilità di fruire dell'agevolazione fiscale. Viene indicata un'unica condizione: che la stessa azienda mantenga, in ogni caso, il possesso dei beni, anche quando questi ultimi vengono utilizzati presso strutture localizzate al di fuori dei territori agevolabili, sopportandone i relativi rischi (guasti, responsabilità civile verso terzi, eccetera) e servendosi, per il loro impiego, di proprio personale.

In sostanza, anche se il credito di imposta spetta esclusivamente per investimenti in beni strumentali nuovi facenti parte di un progetto di investimento iniziale e destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni del Mezzogiorno, in presenza di un dimostrabile nesso tra la struttura produttiva e i luoghi in cui il bene acquistato viene effettivamente utilizzato, è possibile accettare una deroga alla norma.

Infatti, solo se esiste uno stretto vincolo di connessione funzionale tra bene agevolabile e struttura produttiva collocata in uno dei territori agevolabili, l'investimento può contribuire alla crescita di tale struttura produttiva e può essere considerato come sua mera diramazione, a prescindere dalla presenza fisica dello stesso in azienda. Quindi, in ogni caso, l'istante deve mantenere il possesso del bene anche quando viene utilizzato al di fuori dei territori agevolabili, sopportandone i relativi e servendosi di proprio personale per il suo utilizzo.

Bonus costante anche in nuova sede agevolata

Un altro recente chiarimento sul bonus Sud pubblicato dall'Agenzia delle Entrate spiega che quando la struttura produttiva sulla quale sono stati effettuati investimenti che hanno dato diritto all'agevolazione viene trasferita insieme ai beni scontati, prima del quinto periodo d'imposta successivo a quello in cui sono entrati in funzione, in un altro luogo comunque agevolato, l'incentivo non si ricalcola.

Nella risposta n. 251 del 6 agosto 2020, l'Agenzia chiarisce infatti che il motivo per cui può dirsi evitata la clausola prevista dal comma 105 della norma introduttiva dello sconto fiscale (articolo 1, commi da 98 a 108, legge n. 208/2015), in base alla quale "se, entro il quinto periodo d'imposta successivo a quello nel quale sono entrati in funzione, i beni sono dismessi, ceduti a terzi, destinati a finalità estranee all'esercizio dell'impresa ovvero destinati a strutture produttive diverse da quelle che hanno dato diritto all'agevolazione, il credito d'imposta è rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni anzidetti". Una norma mirata ad aggirare il pericolo che i beni agevolabili siano distolti dalle strutture produttive che hanno dato diritto all'agevolazione per essere destinati a operare in territori diversi dalle zone assistite.  

L'istante nel caso in questione è una società che ha ottenuto il credito d’imposta nel 2018 e, ora, intende spostare la struttura produttiva ubicata in un centro commerciale all'interno di un nuovo punto vendita situato in altro comune nella stessa provincia, presso il quale verranno trasferiti tutti i beni agevolati. Il soggetto teme che questa operazione possa rientrare tra le cause di decadenza o rideterminazione del credito d'imposta per investimenti nel Mezzogiorno previste dalla norma e dalla prassi in materia.

L'Agenzia chiarisce il dubbio considerando la circolare n. 34/2016, nella quale viene specificato che "per 'struttura produttiva'(..) deve intendersi ogni singola unità locale o stabilimento, ubicati nei territori – delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo – richiamati dal comma 98, in cui il beneficiario esercita l'attività d'impresa".

Per questo, visto che l’istante vuole trasferire il punto vendita in cui si trovano i beni agevolati da un comune a un altro della stessa provincia assistita dal beneficio, l’investimento originario ha tutti i requisiti per fruire del credito d'imposta per il Mezzogiorno con la stessa intensità. 

Ammessa la cessione dei punti vendita

Il credito di imposta per investimenti nel Mezzogiorno non decade se i beni agevolati non vengono dismessi o ceduti a terzi, ma restano parte integrante dell’azienda che viene affidata in gestione ad un soggetto terzo tramite contratto di affitto.

Il Fisco lo ha chiarito con la Risposta n. 75 del 13 marzo 2019 a seguito dell'interpello di una società di commercio all’ingrosso e al dettaglio che vorrebbe accedere al credito d'imposta per il Mezzogiorno con riferimento alle spese sostenute per la realizzazione di un nuovo supermercato in un Comune della Campania che intende poi cedere ad un terzo soggetto economicamente indipendente, per la gestione, con contratto di affitto di ramo d'azienda.

Bonus rideterminato se si modifica il piano d’investimento

Ai fini della fruizione del credito è necessario compilare e inoltrare telematicamente all'Agenzia delle entrate l'apposita comunicazione, nella quale è esposta la cadenza temporale dell'investimento programmato, e sono indicate le somme investite e il relativo credito di imposta.

Un nuovo chiarimento in tal senso è arrivato con la risposta all'istanza di consulenza giuridica n. 1 del 3 febbraio 2020.

In caso di traslazione integrale o parziale degli investimenti originariamente programmati - specifica il Fisco - la presentazione di una comunicazione di rettifica comporta la rideterminazione degli anni in cui il credito d'imposta è da considerarsi fruibile, con effetti indiretti sulle previsioni di spesa, ma senza incidere sul diritto alla fruizione del credito, che resta subordinato all'effettivo realizzo degli investimenti. 

Ammissibile il trasferimento dalla società ai soci

Nella risposta a interpello n. 85 del 5 marzo 2020, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimento sul trasferimento ai soci del credito d’imposta d'imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno. 

In particolare, il Fisco ha evidenziato come l'attribuzione ai soci del credito maturato in capo alla società non configura un'ipotesi di cessione del credito d'imposta, ma ne costituisce una particolare forma di utilizzo.

In base a quanto previsto infatti dalla risoluzione n. 163/E del 2003 “Il reddito di partecipazione imputato ai soci, infatti, ha la stessa natura - di reddito d'impresa - di quello conseguito dal soggetto partecipato e ne rappresenta la mera ripartizione. Le società, quindi, indicano in dichiarazione il credito maturato e quello già utilizzato entro il termine di presentazione della dichiarazione stessa ed utilizzano il residuo compensandolo direttamente con le imposte e i contributi da esse dovuti, oppure attribuendolo, in tutto o in parte, ai soci in proporzione alle quote di partecipazione agli utili".

La risoluzione specifica anche, in linea di principio, le condizioni che consentono di trasferire ai soci le agevolazioni concesse alle società di persone in forma di crediti d'imposta, ribadisce che l'attribuzione ai soci del credito maturato in capo alla società non configura un'ipotesi di cessione del credito d'imposta, ma ne costituisce una particolare forma di utilizzo e chiarisce che i soci potranno utilizzare la quota di credito loro assegnata solo dopo averla acquisita nella propria dichiarazione. 

Conferimento d’azienda e trasferimento del credito

Un contribuente che ha conferito la propria azienda alla neocostituita società di cui è rappresentante legale e socio unico, non deve presentare una nuova richiesta per trasferire il residuo del credito d’imposta “Mezzogiorno” dalla vecchia alla nuova impresa. 

La comunicazione al Fisco arriva tramite opportuna compilazione del modello F24. È quanto ha precisato l’Agenzia delle entrate con la risposta n. 143 del 25 maggio 2020

Con la risposta a interpello n. 143 del 25 maggio 2020, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in tema di credito d'imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno.

L'art. 1, commi da 98 a 108, legge n. 208/2015 ha introdotto un credito di imposta a favore delle imprese che, tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2020, effettuano l'acquisizione, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di beni strumentali nuovi, facenti parte di un progetto di investimento iniziale e destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo.

I soggetti che intendono avvalersi dell'agevolazione sono tenuti a effettuare apposita comunicazione per la fruizione del credito d'imposta, utilizzando il modello approvato con provvedimento dell'Agenzia delle Entrate prot. n. 670294 del 9 agosto 2019.

L'agevolazione è differenziata in relazione alla dimensione aziendale e spetta nella misura massima consentita dalla Carta degli aiuti a finalità regionale.

La normativa stabilisce che se, entro il quinto periodo d'imposta successivo a quello nel quale sono entrati in funzione, i beni sono dismessi, ceduti a terzi, destinati a finalità estranee all'esercizio dell'impresa ovvero destinati a strutture produttive diverse da quelle che hanno dato diritto all'agevolazione, il credito d'imposta è rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni anzidetti.

L’Agenzia delle Entrate ha già specificato, con riguardo al credito d'imposta per investimenti nelle aree depresse, che la cessione o il conferimento d'azienda non costituiscono necessariamente cause di rideterminazione del credito d'imposta.

Nell’ipotesi di conferimento dell'unica azienda posseduta da un imprenditore individuale in una costituenda società, la rideterminazione del credito non può trovare applicazione, perché i beni oggetto di agevolazione (inclusi i relativi crediti d'imposta) non sono singolarmente dismessi o ceduti a terzi, ma circolano insieme all'azienda che verrà condotta dalla conferitaria nell'ambito dell'esercizio di un'attività imprenditoriale.

Inoltre, gli stessi beni non sono destinati a strutture produttive diverse da quelle che darebbero diritto all'agevolazione, dal momento che il contribuente cinferisce l'intera azienda alla neocostituita società.

Il conferitario dovrà, entro i periodi di sorveglianza previsti, far entrare in funzione e non dismettere i beni nell'ambito del compendio aziendale.

[fonte pubblicazione: www.ipsoa.it]

Pubblichiamo sul nostro sito un'importante riassunto, estratto dalla testata professionale www.ipsoa.it nel quale si forniscono indicazioni su alcune misure rivolte a particolari setotri economici italiani.

Il Consiglio dei Ministri approva il decreto legge agosto per proseguire e rafforzare l’azione di ripresa dalle conseguenze negative dell’epidemia da COVID-19 e sostenere lavoratori, famiglie e imprese, con particolare riguardo alle aree svantaggiate del Paese. L'obiettivo è garantire la ripartenza e fare misure strutturali che anticipino il Piano del Recovery fund che sarà presentato a ottobre. Tra le novità: più tempo per pagare le tasse sospese, una nuova quota una tantum del reddito d'emergenza, il prolungamento della cassa integrazione ordinaria, il fisco light per il Sud.Sostegno alle imprese.

Il settore maggiormente colpito dalla diffusione della pandemia dovuta al coronavirus è stato quello del turismo ed è proprio per questo settore e su quello della ristorazione e della cultura, che il decreto-legge prevede uno stanziamento di ulteriori fondi. E’ previsto infatti che:

  • gli esercizi di ristorazione che abbiano subito una perdita di fatturato da marzo a giugno 2020 di almeno il 25% rispetto allo stesso periodo del 2019, potranno ottenere un contributo a fondo perduto per l’acquisto di prodotti di filiere agricole, alimentari e vitivinicole da materia prima italiana. Il contributo minimo è di 2.500 euro;
  • ulteriori 400 milioni di euro sono stanziati per contributi a fondo perduto in favore degli esercenti dei centri storici che abbiano registrato a giugno 2020 un calo del 50% del fatturato rispetto allo stesso mese del 2019. Il contributo minimo è di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 euro per i soggetti diversi.

Ancora, a sostegno dei settori del turismo e della cultura sono previsti:

  • il credito di imposta del 60% del canone di locazione o leasing o concessione;
  • l’esonero dal pagamento della seconda rata dell’Imposta municipale unica (IMU) 2020 per alcune categorie di immobili e strutture turistico-ricettive, gli immobili per fiere espositive, manifestazioni sportive, quelli destinati a discoteche e sale da ballo, gli immobili destinati a cinema e teatri. Questi ultimi vengono esonerati dal pagamento dell’IMU anche per il 2021 e il 2022.

Come supporto alle imprese il decreto prevede il rifinanziamento di alcuni strumenti già utilizzati nel passato, precisamente sono previsti:

  • 64 milioni per la “nuova Sabatini”;
  • 500 milioni per i contratti di sviluppo;
  • 200 milioni per il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività di impresa;
  • 50 milioni per il voucher per l’innovazione;
  • 950 milioni per il Fondo Ipcei per il sostegno alle imprese che partecipano alla realizzazione di importanti progetti di interesse europeo.

Per le piccole e medie imprese è previsto:

  • il rifinanziamento per 7,8 miliardi di euro (per il triennio 2023-24-25) il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, al fine di favorire l’accesso al credito attraverso la concessione di una garanzia pubblica;
  • la proroga della moratoria su prestiti e mutui: dal 30 settembre 2020 il termine viene esteso al 31 gennaio 2021 (al 31 marzo 2021 per le imprese del comparto turistico).

Ulteriori stanziamenti sono previsti: per chi acquista e immatricola in Italia autovetture a basse emissioni di CO2, per il rilancio e lo sviluppo di società controllate dallo Stato, per incentivare gli acquisti effettuati con forme di pagamento elettroniche, per incentivare gli investimenti pubblicitari in favore di leghe e società sportive professionistiche e di società e associazioni sportive dilettantistiche.

Misure fiscali

Ulteriore supporto alla liquidità di famiglie e imprese sarà fornito con un impiego di risorse di circa 6,5 miliardi di euro per l’adozione di diverse misure in campo fiscale. In particolare vengono riprogrammate le scadenze relative ai versamenti tributari e contributivi sospesi nella fase di emergenza, in modo da ridurre sensibilmente nel 2020 l’onere che altrimenti graverebbe sui contribuenti in difficoltà.

Nello specifico viene stabilito che:

  • i versamenti sospesi nei mesi di marzo, aprile e maggio: il 50% del totale potrà essere versato, senza applicazione di sanzioni o interessi, dovranno essere pagati in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o mediante rateizzazione con il pagamento della prima rata entro il 16 settembre. Il restante 50% può essere corrisposto, senza sanzioni e interessi, con una rateizzazione per un massimo di 24 rate mensili di pari importo;
  • i versamenti per i contribuenti ISA (Indici sintetici di affidabilità) e forfettari che abbiano subito un calo di almeno il 33% nel primo semestre del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 dovranno versare la seconda o unica rata e dell’acconto Irap entro il 30 aprile 2021;
  • i versamenti da cartelle di pagamento e dagli avvisi esecutivi sulle entrate tributarie, per cui è stata prevista la sospensione, vengono prorogati dal 31 agosto al 15 ottobre 2020.

Stabilito altresì la proroga dell’esonero dal pagamento della Tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (TOSAP) e del Canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP) al 31 dicembre 2020 per le attività di ristorazione, gravemente danneggiate dall’emergenza epidemiologica.

Misure per il Lavoro

Il decreto introduce importanti agevolazioni fiscali per le aree svantaggiate e ulteriori nuove indennità specifiche per alcuni settori. Vengono inoltre prolungate e rafforzate alcune delle misure a sostegno dei lavoratori varate con i precedenti provvedimenti.

Tra le altre misure sono stati previsti:

  • l’introduzione di uno sgravio del 30 % sui contributi pensionistici per le aziende situate nelle aree svantaggiate, con l’obiettivo di stimolare crescita e occupazione;
  • il prolungamento per un massimo di diciotto settimane complessive i trattamenti di cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario e cassa integrazione in deroga previsti per l’emergenza;
  • lo stanziamento di ulteriori 400 euro per il reddito di emergenza per le famiglie più bisognose;
  • la proroga per ulteriori due mesi della Nuova assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) e dell’indennità di disoccupazione mensile “DIS-COLL” per i collaboratori coordinati e continuativi il cui periodo di fruizione termini nel periodo compreso tra il 1° maggio 2020 e il 30 giugno 2020.

Col decreto Agosto, diciamo che "ritorna" in discussione il credito d’imposta per la riqualificazione e il miglioramento delle strutture ricettive però accompagnato da una nuova modalità di fruizione. Come si prospetta il funzionamento?

Potrà essere liquidato in un’unica soluzione ed utilizzato esclusivamente in compensazione. L’opportunità riguarda le imprese alberghiere, le strutture che svolgono attività agrituristica, le strutture ricettive all’aria aperta e le strutture termali.

Per queste ultime il beneficio compete anche per la realizzazione di piscine termali e per l'acquisizione di attrezzature e apparecchiature necessarie per lo svolgimento delle attività termali. L’agevolazione è riconosciuta nella misura del 65% delle spese sostenute nei due periodi di imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2019 e quindi nel 2020 e il 2021 per i soggetti con periodo di imposta coincidente con l’anno solare.


 

Cos’è

L’intervento del Fondo per la crescita sostenibile per i progetti di ricerca e sviluppo nell’ambito dell’economia circolare, attivato con il DECRETO 11 GIUGNO 2020, sostiene la ricerca, lo sviluppo e la sperimentazione di soluzioni innovative per l’utilizzo efficiente e sostenibile delle risorse, con la finalità di promuovere la riconversione delle attività produttive verso un modello di economia circolare in cui il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse è mantenuto quanto più a lungo possibile, e la produzione di rifiuti è ridotta al minimo.

A chi si rivolge

Imprese di qualsiasi dimensione che esercitano attività industriali, agroindustriali, artigiane, di servizi all’industria e centri di ricerca, che presentano progetti singolarmente o in forma congiunta. Per i soli progetti congiunti, sono ammessi anche gli organismi di ricerca, pubblici e privati, in qualità di co-proponenti.

Cosa finanzia

L’intervento sostiene attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, strettamente connesse tra di loro in relazione all'obiettivo previsto dal progetto e finalizzate alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi o al notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi esistenti, tramite lo sviluppo delle tecnologie abilitanti fondamentali (Key Enabling Technologies, KETs) di cui all’allegato n. 1 al decreto 11 giugno 2020. I progetti devono essere finalizzati alla riconversione produttiva delle attività economiche nell’ambito dell’economia circolare, in una o più delle seguenti linee di intervento:

  1. innovazioni di prodotto e di processo in tema di utilizzo efficiente delle risorse e di trattamento e trasformazione dei rifiuti;

  2. progettazione e sperimentazione prototipale di modelli tecnologici integrati finalizzati al rafforzamento dei percorsi di simbiosi industriale

  3. sistemi, strumenti e metodologie per lo sviluppo delle tecnologie per la fornitura, l'uso razionale e la sanificazione dell'acqua;

  4. strumenti tecnologici innovativi in grado di aumentare il tempo di vita dei prodotti e di efficientare il ciclo produttivo;

  5. sperimentazione di nuovi modelli di packaging intelligente (smart packaging) che prevedano anche l'utilizzo di materiali recuperati;

  6. sistemi di selezione del materiale multileggero, al fine di aumentare le quote di recupero e di riciclo di materiali piccoli e leggeri.

Sono ammissibili progetti con elevato contenuto di innovazione tecnologica e sostenibilità, realizzati negli ambiti del ciclo produttivo rilevanti per l’economia circolare individuati dall’allegato n. 2 al decreto 11 giugno 2020.

I progetti ammissibili inoltre devono:

  1.  essere realizzati nell'ambito di una o più unità locali ubicate nel territorio nazionale;

  2.  prevedere spese e costi ammissibili non inferiori a euro 500 mila e non superiori a euro 2 milioni;

  3.  avere una durata non inferiore a 12 mesi e non superiore a 36 mesi.

Le agevolazioni

Per le imprese, finanziamenti agevolati del FRI, per il 50% delle spese e dei costi ammissibili di progetto.

Contributi alla spesa, in misura delle seguenti percentuali delle spese e dei costi ammissibili di progetto:

  • 20% per le micro e piccole imprese, e per gli organismi di ricerca

  • 15% per le medie imprese;

  • 10% per le grandi imprese.

Le agevolazioni nella forma del finanziamento agevolato e del contributo alla spesa sono concedibili alle imprese unicamente in concorso tra loro, seguendo i vincoli di destinazione territoriale previsti per i contributi.

Con l’approvazione definitiva del Decreto Rilancio in Senato sono state introdotte o confermate alcune importanti novità che riguardano gli incentivi Resto al Sud e Smart&Start Italia. Vediamole nel dettaglio.

RESTO AL SUD
Aumenta il fondo perduto e il finanziamento massimo, confermato il contributo liquidità. Novità importante per gli incentivi di Resto al Sud. Migliorano infatti le condizioni di accesso alle agevolazioni per chi presenta la domanda a partire dal 19 luglio 2020. In particolare:

1) per le iniziative svolte in forma individuale: il finanziamento massimo passa da 50.000 a 60.000 euro (art. 245 bis)

 per tutte le iniziative:

  • il contributo a fondo perduto passa dal 35% al 50% delle spese ammissibili
  • il finanziamento bancario garantito dal Fondo di Garanzia per le Pmi passa dal 65% al 50%

Inoltre è stato confermato (art. 245) che le imprese finanziate con Resto al Sud possono ottenere, al completamento del loro progetto, un ulteriore contributo a fondo perduto:

  • 15.000 euro per le ditte individuali e le attività professionali svolte in forma individuale
  • 10.000 euro per ciascun socio, fino a un massimo di 40.000 euro, per le società

SMART&START ITALIA
Incentivi rifinanziati e ampliati per le startup.

Confermato il rifinanziamento di Smart & Start Italia con 100 milioni di euro per il 2020 (art. 38) con l’obiettivo di sostenere le startup innovative in tutta Italia. Confermata anche l'estensione del contributo a fondo perduto - pari al 30% del mutuo - per le startup innovative del Cratere sismico Centro Italia: le agevolazioni già previste per le startup innovative del cratere sismico aquilano ora sono applicabili anche alle startup innovative nei comuni delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria colpiti dai terremoti del 2016 e 2017.

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I finanziamenti Simest per l’internazionalizzazione si estendono anche ai mercati intra UE. Gli strumenti agevolati gestiti da SIMEST hanno subito delle modifiche interessanti che riguardano, l’ampliamento della platea delle imprese finanziabili e delle tipologie di spese ammissibili. A seguito dell’approvazione da parte della Commissione europea dei finanziamenti nell’ambito del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato, aumenterà fino al 50% la quota di fondo perduto.

Vuoi sapere di più? Clicca qui http://www.finanziamenti.puglia.it/finanziamenti/bandi-nazionali-attivi/aiuti-all-internazionalizzazione-delle-pmi-italiane-da-parte-si-simest

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