Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge di Bilancio (legge 199/2025) emerge in modo inequivocabile una previsione che incide in maniera significativa sull’operatività del credito d’imposta Zes Unica 2025.
Non si tratta di una possibile lettura né di un’interpretazione restrittiva affidata alla prassi, ma di una scelta normativa precisa: la maggiorazione del 14,6 % non spetta qualora anche un solo bene incluso nel progetto di investimento risulti Agevolabile in base a Transizione 5.0.
La norma opera in modo automatico e indifferenziato, colpendo l’intero investimento e non la singola componente interessata dalla 5.0. È quindi sufficiente che una minima parte del progetto rientri nel perimetro della Transizione 5.0 perché venga meno la maggiorazione Zes su tutto il valore dell’investimento, a prescindere dalla sua dimensione complessiva e dalla natura degli altri beni coinvolti.
Questo aspetto risulta particolarmente critico se si considera che gli investimenti ammissibili alla Zes Unica possono essere molto eterogenei. All’interno dello stesso progetto possono convivere beni strumentali ordinari, macchinari non interconnessi, opere infrastrutturali e, in determinate fattispecie, anche componenti immobiliari che nulla hanno a che vedere con la Transizione 5.0.
Eppure la legge non consente alcuna separazione o compartimentazione dell’investimento. Un singolo macchinario da 100mila euro che soddisfa i requisiti 5.0 è sufficiente a far decadere la maggiorazione su un investimento complessivo da 5 milioni di euro. Il risultato è un effetto distorsivo evidente. L’impresa che ha strutturato un progetto ampio e articolato, includendo anche una quota minima di innovazione tecnologica avanzata, viene penalizzata rispetto a chi mantiene l’investimento su un profilo meno evoluto. L’innovazione non viene premiata, ma diventa un elemento di esclusione che azzera un beneficio territoriale pensato per sostenere proprio i grandi insediamenti produttivi nel Mezzogiorno.
La scelta legislativa impone alle imprese una decisione forzata e inefficiente. O si rinuncia alla Transizione 5.0 per non compromettere la Zes Unica, oppure si accetta di perdere la maggiorazione Zes anche su beni e spese che non hanno
alcuna attinenza con la 5.0. In entrambi i casi viene meno la possibilità di costruire progetti integrati, coerenti e industrialmente razionali.
Questa previsione si inserisce in un quadro di progressiva compressione degli incentivi, non attraverso la loro eliminazione formale, ma mediante regole di cumulabilità sempre più rigide e incompatibilità generalizzate che operano sull’intero investimento invece che sulle singole componenti. La Zes Unica, anziché rafforzarsi come strumento centrale di politica industriale, rischia così di perdere attrattività proprio per i progetti più rilevanti sotto il profilo dimensionale e tecnologico.
Non si è in attesa di chiarimenti interpretativi, perché la scelta è già stata compiuta dal legislatore. La legge di Bilancio ha fissato un principio chiaro e difficilmente superabile in sede applicativa: basta un singolo bene per compromettere l’intero impianto agevolativo.





