Nel presente BLOG, sono pubblicate con AGGIORNAMENTO GIORNALIERO le domande/informazioni/osservazioni pervenute via mail da parte dei clienti/utenti del sito FianziamentiPuglia in merito alle loro esigenze di creare una nuova impresa, avviare nuovi investiment, ampliare l'impresa esistente, investimenti in internalizzazione, creazione di reti di impresa. Ad ogni domanda sarà fornita SEMPRE una o più risposte. In casi specifici, nei quali è utile richiedere una risposta formale all'ente gestore de bando,  l'ing. Mingolla si farà carico di inviare una FAQ e pubblicare la risposta nel BLOG.All0interno di ogni FAQ avete la possibilità di lasciare uno o più commenti.


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ll Brand FinanziamentiPuglia raggruppa diversi professionisti con esperienza specialistica nel campo della FINANZA AGEVOLATAmettendo a disposizione del cliente, in una della cinque sedi ubicate nel territorio della Regione Puglia, le approfondite conoscenze per supportarlo nella creazione d'impresa o nello sviluppo del proprio business.Per conoscere chi siamo clicca il link accanto (CHI SIAMO) 

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Nuova Sabatini, riapre lo sportello per presentazione domande grazie alla quale si possono richiedere le agevolazioni a sostegno degli investimenti produttivi delle piccole e medie imprese attraverso l’acquisto di beni strumentali. La misura è stata rifinanziata con un primo stanziamento di 425 milioni di euro, a cui si aggiungeranno ulteriori risorse che porterà il totale del finanziamento complessivo ad oltre 600 milioni di euro. Nel decreto è stata prevista, inoltre, una semplificazione per le procedure di erogazione dei contributi, che consente di accelerare i pagamenti per le PMI beneficiarie delle agevolazioni.
La misura Nuova Sabatini è l’agevolazione per facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere la competitività del sistema produttivo del Paese. La misura sostiene gli investimenti per acquistare o acquisire in leasing macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali.

 

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L’art. 35 D.L. 34/2019 ha effettuato una riformulazione della disciplina di trasparenza delle erogazioni pubbliche. Le imprese obbligate alla pubblicazione sui siti Internet o sui portali digitali sono tenute all’adempimento entro e non oltre il 30.06.2021. Sono previste delle sanzioni con una limitazione dei casi di restituzione delle somme ricevute solo in assenza di pubblicazione dei dati e decorsi 90 giorni dalla contestazione senza ottemperanza all’obbligo. Cerchiamo di riassumere, in sintesi, cosa prevede questo adempimento grazie alla fonte da cui abbiamo attinto le informazioni [SISTEMA RATIO - CENTRO STUDI CASTELLI SRL]

Ambito soggettivo

Devono rispettare la norma i soggetti che esercitano le attività commerciali di cui all’art. 2195 C.C. (imprenditori iscritti al Registro delle Imprese).

Obbligo 

  1. Pubblicare nelle note integrative del bilancio di esercizio e dell’eventuale bilancio consolidato gli importi e le informazioni relativi a sovvenzioni, sussidi, vantaggi, contributi o aiuti, in denaro o in natura, non aventi carattere generale e privi di natura corrispettiva, retributiva o risarcitoria, effettivamente erogati dalle pubbliche amministrazioni;
  2. I soggetti che redigono il bilancio abbreviato ai sensi dell’art. 2435-bis C.C. e quelli comunque non tenuti alla redazione della nota integrativa, assolvono all’obbligo mediante pubblicazione delle medesime informazioni e importi, entro il 30.06 di ogni anno, su propri siti Internet, secondo modalità liberamente accessibili al pubblico o, in mancanza di questi ultimi, sui portali digitali delle associazioni di categoria di appartenenza.

Tipologia

  • La disciplina di trasparenza si concentra sui rapporti bilaterali, in cui un dato soggetto riconducibile alla sfera pubblica attribuisce un vantaggio a una specifica impresa;
  • Il beneficio economico ricevuto è oggetto dell’obbligo di trasparenza a prescindere dalla forma (sovvenzioni o altro) e dalla circostanza che sia in denaro o in natura (ad esempio, il vantaggio ottenuto dalla messa a disposizione del beneficiario di un edificio pubblico a titolo gratuito).

Esclusioni

  • Sono esclusi dalla disciplina i vantaggi ricevuti dal beneficiario sulla base di un regime generale (agevolazioni fiscali, contributi che sono dati a tutti i soggetti che soddisfano determinate condizioni);
  • Gli obblighi di trasparenza non si applicano alle attribuzioni che costituiscono un corrispettivo per una prestazione svolta, una retribuzione per un incarico ricevuto oppure che sono dovute a titolo di risarcimento.

CONTRIBUTI

Criterio di cassa

  • La disposizione, utilizzando l’espressione “effettivamente erogate”, indica chiaramente che la rendicontazione dovrà essere effettuata secondo il criterio per cassa;
  • Per le eventuali erogazioni non in denaro, il criterio per cassa è inteso in senso sostanzialistico, riferendo il vantaggio economico all’esercizio in cui lo stesso è ricevuto;
  • Per tale motivo, il vantaggio economico di natura non monetaria, ai fini di assolvimento del disposto della norma, è di competenza del periodo in cui lo stesso è fruito.

ESONERI

Iscrizione nel Registro aiuti di Stato

  • Per gli aiuti di Stato e gli aiuti de minimis contenuti nel Registro nazionale degli aiuti di Stato la registrazione degli aiuti nel predetto sistema, con conseguente pubblicazione nella sezione trasparenza ivi prevista, operata dai soggetti che concedono o gestiscono gli aiuti medesimi ai sensi della relativa disciplina, tiene luogo degli obblighi di pubblicazione. Ciò a condizione che sia dichiarata l’esistenza di aiuti oggetto di obbligo di pubblicazione nell’ambito del Registro nazionale degli aiuti di Stato nella nota integrativa del bilancio oppure, ove non tenute alla redazione della nota integrativa, sul proprio sito Internet o, in mancanza, sul portale digitale delle associazioni di categoria di appartenenza.

Limite di importo

  • Al fine di evitare la pubblicazione di informazioni non rilevanti, l’obbligo di pubblicazione non si applica ove l’importo monetario di sovvenzioni, sussidi, vantaggi, contributi o aiuti, in denaro o in natura, privi di natura corrispettiva, retributiva o risarcitoria effettivamente erogati al soggetto beneficiario sia inferiore a € 10.000 nel periodo considerato.

IRROGAZIONE DELLE SANZIONI

Sanzioni

  • L’inosservanza degli obblighi comporta una sanzione pari all’1% degli importi ricevuti con un importo minimo di € 2.000, nonché la sanzione accessoria dell’adempimento agli obblighi di pubblicazione. Decorsi 90 giorni dalla contestazione senza che il trasgressore abbia ottemperato agli obblighi di pubblicazione e al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria, si applica la sanzione della restituzione integrale del beneficio ai soggetti eroganti.

Irrogazione

  • Le sanzioni sono irrogate dalle pubbliche amministrazioni che hanno erogato il beneficio oppure, negli altri casi, dall’amministrazione vigilante o competente per materia;
  • Si applica la L. 24.11.1981, n. 689, in quanto compatibile.

OTTEMPERANZA ALL’OBBLIGO DI TRASPARENZA

  • Quando la pubblicazione avviene nella nota integrativa, i tempi sono quelli previsti per l’approvazione dei bilanci annuali.
  • Quando le informazioni sono pubblicate sui siti Internet, il termine per adempiere l’obbligo è il 30.06 di ogni anno.
  • Il Ministero del Lavoro, con circolare 11.01.2019 riferita agli enti del Terzo settore, ha ammesso la possibilità che, in mancanza del sito Internet, l’adempimento degli obblighi di pubblicità e trasparenza siano eseguiti sulla pagina Facebook del soggetto.

TRASPARENZA DELLE EROGAZIONI PUBBLICHE

  • I soggetti che esercitano le attività di cui all’art. 2195 del Codice Civile pubblicano nelle note integrative del bilancio di esercizio e dell’eventuale bilancio consolidato gli importi e le informazioni relativi a sovvenzioni, sussidi, vantaggi, contributi o aiuti, in denaro o in natura, non aventi carattere generale e privi di natura corrispettiva, retributiva o risarcitoria, agli stessi effettivamente erogati dalle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, c. 2 del D. Lgs. 30.03.2001, n. 165 e dai soggetti di cui all’art. 2-bis del D. Lgs. 14.03.2013, n. 33.

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Cos'è esattamente la digitalizzazione?  

Il processo di digitalizzazione delle aziende viene ancora confuso con il concetto di digitalizzazione (o dematerializzazione, volendo riprendere una dicitura datata e non più corretta) dei documenti aziendali.

In realtà è un processo molto più ampio che, al suo interno, comprende anche la digitalizzazione dei documenti aziendali. Quindi, volendo dare una definizione più precisa diciamo che è la trasformazione delle informazioni nel linguaggio dei computer e, per quanto riguarda le aziende, consiste nell'introduzione di nuove tecnologie con lo scopo di rispondere alle esigenze dei consumatori di oggi, che vogliono prodotti sempre più personalizzati e subito.
Ovviamente, una parte fondamentale di questo processo è costituita dalla gestione dei documenti digitali, che riguarda non solo la “conversione digitale” dei documenti creati in formato cartaceo ma anche la conservazione dei documenti creati direttamente in formato digitale.
Digitalizzare vuol dire anche trasporre ogni processo aziendale in digitale attraverso lo sfruttamento di figure perfettamente formate. L’obiettivo di un buon processo di digitalizzazione è sfruttare al massimo le proprie capacità per ottenere le migliori performance possibili.
 
Qual è la situazione in Italia per quanto riguarda la digitalizzazione delle imprese e l’acquisizione di skill digitali di alto livello?
Il quadro è possibile ricavarlo analizzando i dati presenti nel Rapporto annuale 2019 – La situazione del Paese, report prodotto e diffuso dall’Istat.
Ne emerge un Paese in cui la professionalità e le competenze digitali sono ancora molto lontane della media europea.
Più nel dettaglio, l’Istituto nazionale di statistica individua tre profili d’imprese in base al livello tecnologico:
  1. Aziende/imprese con un basso livello di digitalizzazione: sono più dell’80% delle imprese italiane, composte, prevalentemente, da piccole imprese;
  2. Aziende/imprese con un marcato orientamento al web e ai servizi digitali erogati tramite Internet: si tratta del 15,9% delle imprese italiane;
  3. Aziende/imprese con un elevato profilo di digitalizzazione: sono grandi aziende che rappresentano appena il 4,7% del tessuto produttivo italiano.
Una tendenza che può essere invertita?
Su questi ambiti stiamo avviando la collaborazione col dipartimento di ingegneria dell'innovazione - Università del Salento.

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PMI e Start UP perché è difficile trovare fondi per sostenerle e come risolvere

Sei un imprenditore o uno start-upper ed hai difficoltà a reperire le risorse per scalare la tua azienda?

Scopri di più sulla soluzione ad hoc realizzata da Finanziamenti Puglia e Thymos Business Consulting: insieme per aiutare le aziende in un processo di crescita e sviluppo.

Da dove nasce l’esigenza?

La mancanza di finanziamenti è un problema serio per molti imprenditori ed è una delle ragioni principali per cui molte aziende non sono mai decollate. Un sacco di aspiranti imprenditori hanno la spinta e la passione, ma non gli Euro e il senso di trasformarli in realtà.

Start-up e giovani aziende già attive da 2-3 anni non riescono a scalare, crescere e diventare un modello di successo, nonostante siano in possesso di idee, capacità e know how.

L’89% delle start up o aziende nei primi 2-3 anni di vita non riesce a scalare per mancanza di soluzioni finanziarie in grado di supportarle, con perdite evidenti per tutto il tessuto economico e sociale italiano.

La risposta: Thymos e Finanziamenti Puglia insieme per aiutare la piccola e media impresa.

Thymos azienda di Corporate Finance e Finanziamenti Puglia esperti in Finanza Agevolata, insieme supportano le aziende della Regione Puglia con soluzioni ad hoc di Finanza Straordinaria e Finanza Agevolata per aiutare la tua Start Up o la tua impresa già attiva a scalare rapidamente sul mercato!

Sono realtà consolidate sul territorio ed esperte in materia, che vantano un elevato numero di casi di successo in materia di fonti di finanziamento per l’impresa.

Naturalmente, prima di affrontare un percorso che porti ad un qualsiasi tipo di finanziamento, è necessario:

  • effettuare una verifica del modello di business, del mercato di riferimento e dei competitor.
  • analizzare le capacità imprenditoriali dei fondatori e delle figure chiavi del business
  • stendere un piano industriale per verificare le capacità di crescita e i flussi di cassa necessari al progetto

A questo punto si riuscirà a delineare il percorso giusto per l’imprenditore, che possa portare ad una operazione di finanza straordinaria o di finanza agevolata di successo, e al tanto desiderato effetto volano per l’azienda.

Allora che cosa aspetti?

Scrivici subito e fissa un appuntamento per una video call o un incontro di persona, la prima consulenza è gratuita!

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Di cosa stiamo parlando? Tutti questi termini in inglese, molte volte confondono la comprensione dello strumento da parte degli imprenditori pugliesi. Vediamo però se riesco a raccontarvi bene di cosa tratta questa opportunità.

La buona notizia che voglio meglio presentarvi è rivolta a chi investe in Startup e PMI innovative. Da poche settimane è stato approvato il Decreto legge “Sostegni bis”. Al suo interno si legge la nuova introduzione, tra le agevolazioni fiscali e le misure studiate per il rilancio del Paese, che consiste nella temporanea eliminazione, fino al 2025, per le sole persone fisiche, della tassa sui capital gain e cioè l’imposta sulle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni in startup e PMI innovative.

Quindi, fino al 2025 non sono soggette alla tassa sui capital gain le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni al capitale di imprese startup e PMI innovative (acquisite mediante sottoscrizione di aumenti di capitale sociale e possedute per almeno tre anni).

Inoltre, non dovrebbero essere soggette a imposizione le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni al capitale in società di cui agli articoli 5 (escluse le società semplici e gli enti ad essi equiparati) e 73, comma 1, lettere a) e d), del Tuir, qualora e nella misura in cui, entro un anno dal loro realizzo, le stesse plusvalenze siano reinvestite in imprese start up innovative, o in PMI innovative, mediante la sottoscrizione di aumenti di capitale sociale.

Cos’è il capital gain

Il capital gain o guadagno in conto capitale è la differenza (positiva) tra il prezzo di vendita o rimborso di uno strumento finanziario (ad esempio quote di srl, azioni, obbligazioni, ecc) e il suo prezzo di acquisto o sottoscrizione. Il guadagno, e quindi, il capital gain (o plusvalenza) è realizzato solo quando si vende uno strumento finanziario a un prezzo superiore di quello di acquisto. Sulla plusvalenza realizzata è dovuta l’imposta sui capital gain che ha un’aliquota fissa del 26%.

ll guadagno in conto capitale è soggetto a tassazione. Uscendo dall’equity di una startup (o PMI) l’investitore è tenuto a versare il 26% sulla differenza tra quanto ha investito e il valore di realizzo dello stesso investimento al momento della exit.

Il Decreto Sostegni bis, nei casi sopra indicati, ha soppresso l’obbligo di versare al fisco il 26% sul guadagno della exit dell’investimento.

Il Decreto legge Sostegni bis. I vantaggi e le altre misure

L’Italia negli ultimi anni ha visto crescere il suo ecosistema di startup e PMI innovative come confermano i dati del Ministero dello Sviluppo Economico dello scorso aprile, ma rimane ancora da lavorare sul fronte dei finanziamenti. Che queste realtà imprenditoriali svolgano un ruolo di rilievo nella crescita sociale ed economica di un paese non vi è più alcun dubbio: aumentano la disponibilità di posti di lavoro, stimolano l’innovazione e creano sana concorrenza.

Lo stop alla tassazione sul capital gain fino al 2025, semplificando il trasferimento di denaro tra privati, si spera possa incoraggiare gli investimenti dei risparmiatori, dando una spinta all’economia reale. Si prevede, inoltre, l’arrivo dei fondi pubblici previsti dal Next generation Eu, per la digitalizzazione e la trasformazione ecologica che necessitano di spinta imprenditoriale e innovazione. Elementi questi che non mancano al sistema imprese italiano.

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Definizione di trasformazione digitale

Non tutte gli imprenditori, startupper o altri soggetti hanno ancora chiaro che cosa significhi Trasformazione Digitale ed al tempo stesso resta difficile capire che cosa in concreto significhi Digital Transformation e come si possa declinare in modo fruttuoso per le proprie esigenze.

Per fare chiarezza su questo (complesso ma redditizio) argomento abbiamo anche fatto una chiacchierata col prof. Alessandro Margherita del Dipartimento di Ingegneria dell'Innovazione dell'Università del Salento.
Come lo stesso sottolinea nel volume "Impresa Digitale" (2020) di cui è co-autore, la trasformazione digitale dell'impresa deve basarsi su una sistematica identificazione dei sotto-sistemi coinvolti (un Canvas che include processi, persone, piattaforme e performance) e sulla realizzazione di una Roadmap con fasi di analisi della situazione "as-is" (com'è), di definizione di scenari alternativi e di implementazione estesa partendo da progetti-pilota mirati e controllabili.

Spieghiamo cosa fare e cosa evitare per avviare un processo verso la trasformazione digitale della tua impresa che porta davvero valore e competitività.

Introdurre questo modello, attenzione, non significa "inserire" le tecnologie nello "stesso processo di lavoro": la trasformazione digitale implica un ridisegno dei processi, e va accompagnata da un percorso di change management, per vincere le normali resistenze al cambiamento delle persone. Stiamo, quindi parlando, di ridisegno dei processi, introduzione di automazione (RPA robotic process transformation), ma anche sviluppo di nuovi prodotti e servizi abilitati dalla digitalizzazione.

Lo smart working è un esempio di digital transformation in atto nel mondo oggi. 

Per iniziare a comprendere l'utilità di questo modello o paradigma, cosa utile è comprendere che cosa si intende per trasformazione digitale.

La trasformazione digitale è il processo di integrazione delle tecnologie digitali in tutti gli aspetti del business, un processo che comporta cambiamenti sostanziali a livello di tecnologia, cultura, operazioni e generazione di valore. Per sfruttare al meglio le tecnologie emergenti e la loro rapida espansione nelle attività umane, l’azienda deve sapersi reinventare, trasformando radicalmente tutti i suoi modelli e processi. La trasformazione digitale richiede di spostare l’attenzione verso l’edge dell’azienda e i data center più agili che lo supportano. Significa anche abbandonare la tecnologia legacy, la cui manutenzione può rivelarsi costosa, e cambiare la cultura aziendale per supportare l’accelerazione derivante dalla trasformazione digitale.

Perchè introdurre la trasformazione digitale?

Le aziende stanno sostituendo rapidamente le loro interazioni tradizionali con esperienze digitali alimentate dai progressi tecnologici. In molti casi, questo accade non perché le aziende scelgono la trasformazione, ma perché devono trasformarsi per sopravvivere. Il mercato si aspetta che le imprese offrano esperienze digitali efficienti, ed un’azienda che non si adatta a questo nuovo modello di consumatore digitale è destinata al fallimento.

D’altro canto, un’azienda che punta sul cambiamento e si adatta a un modello più agile ha tutte le carte in regola per ottenere risultati ancora più strabilianti: la trasformazione digitale prevede essenzialmente di considerare tutti gli aspetti di un’azienda e di studiare come modernizzarli perché possano continuare a evolversi parallelamente alla tecnologia.

  • Migliorare i processi: la nuova tecnologia consente alle aziende di automatizzare i processi più semplici e di eliminare gli intermediari in quelli particolarmente complessi. Le aziende incrementano così l’agilità e la capacità di avvalersi del capitale umano in modi più efficaci.
  • Trovare nuovi flussi di reddito: sbocchi redditizi che non sempre erano alla portata delle aziende al momento della loro costituzione possono essere ora sfruttati grazie alle tecnologie emergenti.
  • Creare esperienze più personalizzate e coinvolgenti per i clienti: i clienti di oggi si aspettano che le aziende li ascoltino e soddisfino le loro esigenze specifiche. La tecnologia si è evoluta per adattarsi proprio a questo scopo.

Tuttavia, per riuscire a sfruttare i dati digitali le aziende devono adottare le tecnologie non appena diventano disponibili, testarle e avvalersi del relativo feedback per adattarsi al meglio e guardare al futuro. Sebbene l’integrazione delle nuove tecnologie sia per alcuni versi più rischiosa rispetto all'uso dei sistemi consolidati, i vantaggi che ne derivano possono essere decisamente più cospicui.

Le fasi fondamentali della trasfromazione digitale

Nonostante il processo di trasformazione digitale sia diverso per ogni azienda, è sempre necessario prendere in considerazione alcuni importanti passaggi.

  • Creare un piano adatto per l’azienda: all'inizio del processo di trasformazione digitale, è fondamentale che l’azienda pensi al modo in cui desidera evolvere e alle nuove tecnologie disponibili a tal fine. Le imprese devono considerare le risorse che hanno a disposizione e valutare quali possano essere dedicate alla modernizzazione. Questo può persino comportare una ridefinizione delle priorità dei progetti e un riesame dell’organizzazione aziendale, individuando eventuali lacune che potrebbero intralciare la trasformazione digitale.
  • Formare i dipendenti all’uso e alla padronanza delle tecnologie emergenti: questo processo può essere complesso, dato che nei modelli di aziendali tradizionali i dipendenti dovevano imparare determinati sistemi e continuare a usarli per diversi anni. Con la trasformazione digitale, sono invece chiamati ad accogliere l’evoluzione dei processi che utilizzano nel loro lavoro, se questo risulta più efficiente. Occorre anche pensare in modo creativo al potenziale delle nuove tecnologie e a come possono essere utilizzate al meglio.
  • Abbandonare la tecnologia legacy: in molti casi, le aziende si ritrovano a sostenere enormi costi unicamente per il mantenimento di tecnologia datata, poco redditizia e incapace di offrire l’esperienza digitale richiesta dal mercato, solo perché aggiornarla può risultare costoso e complicato. Tuttavia, mantenere la tecnologia legacy rallenta l’intera azienda, in quanto spreca risorse preziose che potrebbero essere altrimenti dedicate a una tecnologia che risulta più semplice da usare, offre una migliore customer experience e/o analizza i dati più rapidamente.

Come realizzare la trasformazione del business digitale

È noto che i dati e la digitalizzazione possono trasformare il modo di operare delle imprese. Ma il processo non si limita alla raccolta di ulteriori informazioni e al familiare approccio di data warehouse e analisi dei clienti che inizia con l’acquisizione di dati e prosegue con la costruzione di insight passati. La trasformazione in azienda digitale richiede invece un profondo cambiamento del codice culturale di un'impresa e lo sviluppo delle competenze necessarie per reperire nuovi tipi di valore nei dati. Scopri i tre elementi essenziali per il successo della trasformazione digitale.

  • Creare, condividere e applicare KPI misurabili
  • Scegliere un progetto della dimensioni corrette
  • Offrire ai team IT l'opportunità di innovare

Se hai intenzione di approfondire se e come la trasformazione digitale può migliorare il tuo modello di business, non esitare a contattarci tramite il seguente indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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L'azienda deve mantenere questa condizione per meritare l'agevolazione. Non basta la perizia che fotografa solo un momento.

Per accedere alle agevolazioni 4.0 non basta uniformarsi alle circolari pubblicate dall'agenzia delle entrate e MiSe. Quello che conta è l'intenzione lo spirito della norma.

Sono molti, invece, gli imprenditori che credono sia sufficiente la perizia del tecnico abilitato per sollevarli da ogni responsabilità e avere la certezza che l'investimento rientri tra quelli richiamati dall'allegato A o B della norma e rispetti in pieno l'interconnessione del bene al sistema di gestione della produzione!

La perizia, innanzitutto, deve rispettare requisiti formali e sostanziali ma, ricordate che è solo uno degli elementi essenziali da predisporre per dimostrare che l'investimento rientri in quelli agevolati.

La perizia non deve "rappresentare" la foto del momento in cui si promuove l'investimento ma deve rappresentare l'attività "giornaliera e abituale" esercitata dall'impresa. Diviene importante per l'imprenditore dimostrare di aver intrapreso una trasformazione digital e tecnologica e che nel tempo manterrà questo modello. Tra le diverse circolari in tema interconnessione prendiamo spunto per condividere un concetto: periodiche mancanze di interconnessione non compromettono l'applicazione del beneficio ma il periodo in cui il bene opera in mancanza di interconnessione non deve essere preponderante rispetto al periodo in cui tale interconnessione è presente.

L'interpello 956-1660-2018 dice che la mancata interconnessione è ammessa in caso di condizioni oggettive, laddove l'impresa abbia predisposto un sistema valido. Sepcifica che in linea generale, si sarebbe giunti invece ad un parere negativo qualora la mancanza di interconnessione fosse dovuta ad un'evidente deficienza dell'architettura di rete dell'impresa oppure ad una discrezionalità nella scelta. Quindi, è ammesso un momentaneo utilizzo del bene in assenza di interconessione, purchè i dati siano tracciati e il sistema adeguato. 

La circolare 1 marzo 2019 precisa che in caso di perizia giurata , ai fini della decorrenza degli effetti è sufficiente che entro la data di chiusura del periodo di imposta si proceda al giuramento della perizia medesima, non essendo necessario dimostrare in altri modi la data certa di acquisizione. L'introduzione del credito di imposta per gli investimenti in beni strumentali ha tolto l'obbligo a partire dall'anno 2020 dove è sufficiente una perizia asseverata. In questo caso l'impresa ed il professionista devono utilizzare un'altra modalità per confermare lo scambio del documento in modo da avere traccia certa.

La circolare dell'agenzia  n. 4/E del 30/03/2017 ha specificato, inoltre, che il firmatario della perizia deve dichiarare la propria terzietà rispetto ai produttori e fornitori dei beni strumentali , servizi e beni immateriali oggetto della perizia.

Il concetto di interconnessione è interpretato da alcune circolari, alcune delle quali sembrano sostenere posizioni difformi. Al tal proposito citiamo la circoalre di cui sopra e la circolare 1 agosto 2018. Al contribuente è consentito assumere una condotta fiscale ispirata all'interpretazione contenuta nelle circolari, che sono comunque atti interni, ma, se l'impostazione cambia, l'eventuale accertamento è leggittimo.


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